Questo post è la risposta del XXI secolo alla classificazione dell'essere kierkegaardiano elaborata da me e dal Michi in un freddo pomeriggio di metà novembre e avvalorata da diverse prove.
Ognuno di noi ha caratteristiche particolari che lo distinguono da ogni altro ma che lo mettono in una certa classe, lo posizionano cioè in un insieme di persone con tratti comuni. Per Kierkegaard queste categorie erano tre: l'uomo esteta(che vive nel presente e non ha un preciso scopo), l'uomo etico(abituato alla routine ma logorato dal peccato) e l'uomo religioso(rigidi principi e preciso codice morale). All'alba del nuovo millenio tutto questo non basta più e allora spieghiamo la teoria dei finti.
Finto bullo: arrogante e spaccone, cerca in tutti modi di mettersi in luce esibendo muscoli e fisico. Non disdegna le risse ma lascia intendere di avere in fondo un cuore tenero. Il suo abbigliamento è sobrio ma non disdegna particolari pittoreschi quali cuffie e guanti.
Finto trasandato: capelli sempre in disordine, barba incolta e quell'aria illusa sempre dipinta sul viso. Sembra che si vesta prendendo gli abiti a caso, ma in verità è tutto maniacalmente curato. Non disdegna alcol e droghe leggere e accetta sempre tutto con noncuranza.
Finto intelletuale: si aggira con sciarpine e occhiali da sole alla moda, fingendo indifferenza alle umane cose. In libreria chide sempre volumi introvabili e complicati di scrittori polacchi morti suicidi a 19 anni. La sua arma è l'eloquenza e finte conoscenze ma realmente avute.
Finto figo: pantaloni a vita bassa e mutande D&G sempre in vista fa lo splendido in ogni situazione e provandoci con qualsiasi cosa respiri e abbia al massimo due zampe. Non capisce una beata mazza ma attira le ragazze come una calamita.
Vi è poi una quinta categoria complicata e pervarsa, molto difficile da spiegare data la presenza sulla faccia della terra di un solo esemplare: sì, avete visto giusto, è quella dei Coglionazzi.
E voi di quale categoria fate parte?