La cosa strana è che mi ricordo ancora la password. Saranno passati quasi due anni e ricordo senza problemi la password. Questo posto, invece, l'avevo quasi dimenticato. In verità lo immaginavo in un vecchio deposito di splinder, tutto pieno di polvere e ragnatele, accantonato in un angolo per fare spazio ai più avvenieristici Facebook o Messenger.
Di cose qui ne ho scritte parecchie. In fondo ho sempre creduto che, quando si scrive, lo si faccia per se stessi, non per i lettori. Quella di mettere tutto in un blog è solo una banale scusa, raccontata neanche troppo bene a se stessi, per poter ancora essere fieri di non aver mai scritto un diario (che, come sanno tutti i maschietti dalle elementari, è pratica comune solo tra ragazzine e culattoni). Quante cagate si riescono a pensare, a volte.
Certamente poi ti capita pure di scoprire perchè i diari siano più convenienti. Tutta la questione sul fatto che tutti possono leggere tutto, in qualsiasi momento, mica l'avevo mai calcolata proprio appieno (è stato soprattutto "in qualsiasi momento" ad essermi sfuggito maggiormente). Ma l'imprevedibile è sempre stato il burro d'aracidi della vita, in fondo.
Cose imprevedibili. Cose improbabili. Cose impossibili. Quanto mi piacevano. Quanto adoravo l'assenza di certezze come unica certezza. La linea di confine tra ciò che si poteva e cio che non si doveva fare, appariva così sottile da poter essere ignorata. Affondavi sempre di più, tutte le volte toccavi il limite, arrivavi anche solo per un attimo in quel fondo che disperatamente cercavi. Quanto impazzivo per la sensazione di non avere nulla da perdere. Il blog (in realtà il diario, ma come detto prima non posso chiamarlo così) era nato per raccontare quella voglia di perdersi.
Ma quando arrivano i conti sai, ognuno paga comunque i suoi. E visto che ormai di lettori questo blog non ne ha più tanti penso che tu abbia già colto che questo post è solo per te. Di solito sei tu che scrivi e lo fai anche meglio di me, quindi perdona l'aria confusa che sta prendendo questo testo e trattalo con tutte le indulgenze possibili. Non so quando e se lo leggerai e non so quando e se riuscirò a leggere i tuoi eventuali commenti(almeno per quanto riguarda il blog). Però avevo voglia di sciverti. Scriverti che per me è tutto molto strano, ma anche molto bello. Scriverti che ora il fondo che prima mi affascinava ora continua ad attrarre ma inizia a fare anche paura. Scriverti che mai avrei pensato di scrivere un post dedicato ad una ragazza nel mio Stagno di Fuoco. Scriverti che anche se una certezza non c'è, ci sei tu.
"'C'è un momento nella vita in cui si ascolta per la prima volta Jeff Buckley che canta Hallelujah. Prima i si ricordava che era una conzone di Leonard Cohen. Dopo si impara a riconoscere anche il sospiro con cui si apre."



